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METODI DI MISURAZIONE
Prima ancora di entrare nel merito delle misure di riferimento presenti in letteratura, va descritto il metodo di misurazione utilizzato per determinarle. Infatti gli studi fanno riferimento a 3 diverse tecniche di misurazione: a pene flaccido, a pene disteso (stretched) ed in erezione completa (mediante iniezione intracavernosa (ICI) di Prostaglandine e/o stimolazione audio-visiva (VSS)); inoltre le misure riguardano sia la lunghezza che la circonferenza peniena.
La misurazione della lunghezza viene condotta sulla superficie dorsale del pene dalla sinfisi pubica alla punta del pene. Le misure ottenute a pene flaccido sono risultate non predittive della capacità erettile in quanto scarsamente riproducibili e suscettibili di notevole variabilità. Le misure eseguite a pene stretched mostrano una stretta correlazione con la reale lunghezza in erezione (Wessells et al, 1996b) e pertanto sono comunemente usate ambulatorialmente al posto delle misure con pene in erezione in quanto più pratiche e maneggevoli, oltre che non invasive. In uno studio per assestare la forza da esercitare durante lo stiramento, si definisce in 450 grammi la forza necessaria a mettere in tensione il pene (cioè ben al di sopra di quella generalmente esercitata nella pratica clinica) al fine di ottenere un valore di lunghezza stretched altamente predittivo della potenziale lunghezza in erezione (Chen et al, 2000).
L'uso dell'ultrasonografia nella misurazione dei corpi cavernosi si è dimostrato accurato solo in età pediatrica con bambini al disotto dei 22 mesi di età (Smith et al, 1995).
La misurazione della circonferenza viene fatta generalmente a metà dell'asta a pene flaccido e/o in erezione. La misurazione è suscettibile di variazioni anche interpersonali poiché molto influenzata da fattori esterni quali temperatura esterna, stress, astinenza sessuale.
CONCETTO DI NORMALITÀ
anno rilevato valori medi di circa 12,5 cm (range 10-15 cm). Questi valori si sono dimostrati significativi se rapportati tra loro utilizzando la Rigidometria Peniena Notturna, in quanto un incremento di circonferenza da flaccido ad eretto maggiore di 20 mm (misurato mediante Rigiscan) sarebbe predittivo di assenza di disfunzione erettile (DE) (assenza nell’80% dei casi); valori basali inferiori a 9,5 cm con un incremento di circonferenza inferiore ai 20 mm verrebbero ritenuti altamente predittivi di DE (presenza nell’80% dei casi) (Adachi et al, 1997).
TERAPIA MEDICA
os, 1999).
La terapia con gonadotropine è riservata ai pazienti affetti da ipogonadismo ipogonadotropo. In questo caso la terapia con LH/FSH ricombinante (20 e 21,3 UI SC 3 volte a settimana rispettivamente) può essere iniziata anche intorno al primo anno di vita ottenendo una crescita sia delle dimensioni peniene (da 1,6 a 2,4 cm) che testicolari (del 170%) (Main et al, 2002).
TERAPIA CHIRURGICA
Al momento esistono varie tecniche di allungamento del pene che si basano sulla trazione esterna del pene o sulla chirurgia classica. Le due metodiche si possono associare per consentire un potenziamento del risultato.
TECNICHE FISIOTERAPICHE DI ELONGAZIONE
Molti chirurghi sono convinti che allungare i corpi cavernosi non sia possibile. Questo concetto sembra sia da rivedere in seguito ai risultati ottenuti con le tecniche fisioterapiche. Tali tecniche prendono spunto da culture primitive e trovano riscontro in altre discipline mediche come l'ortopedia (allungamento di diafisi ossee) e la chirurgia plastica (nelle ustioni), dove si è riscontrato che il tessuto in trazione attiva diventa sede di una proliferazione cellulare che permette l'aumento strutturale della parte. Non esistono lavori scientifici a riguardo ma solo pubblicazioni nelle quali manca una verifica metodologica e che necessitano di un riscontro oggettivo dei dati. Tra le varie pubblicazioni riportiamo il lavoro di B. Fischer Santos, che descrive le varie tecniche fisioterapiche riassumendone le principali caratteristiche (Fischer Santos, 1999).
Il principio della depressione prodotta dalle apparecchiature "ex vacuum" utilizzate nella disfunzione erettile sembra ottenere risultati anche nell'elongazione peniena. Esistono vari dispositivi in commercio. Prima dell'applicazione dell'apparecchio è comunque richiesta una ginnastica della muscolatura pelvica ed un massaggio dei corpi cavernosi, rendendo necessaria una partecipazione attiva e costante dell'interessato. I risultati dipenderebbero dal tempo di utilizzo: si stima un aumento in lunghezza di circa 0,25 cm dopo 6 mesi di impiego costante dell'apparecchio per almeno 2 ore al giorno. Viene citato da Fischer Santos il caso di un soggetto con evidente dismorfofobia che ha utilizzato per oltre 10 anni una di queste apparecchiature, ha ottenuto l'allungamento penieno di circa 11 cm (dai 15 cm iniziali a 26 cm) e non si ritiene ancora soddisfatto (Fischer Santos, 1999).
Altra tecnica è quella della trazione elastica costante per mezzo di un apparecchiatura denominata "GRIP Leg Strap/Tension System" che permette una trazione continua mediante un cavo elastico ancorato da una parte all'estremità del pene e dall'altra alla coscia del soggetto, permettendo così di regolare la tensione da esercitare giornalmente, con una forza possibile tra i 900 ed i 3600 grammi . Questa tecnica permetterebbe una gestione più maneggevole rispetto alla tecnica vacuum consentendone l'utilizzo anche durante le attività quotidiane (Fischer Santos, 1999).
Un diverso metodo è quello basato sulla trazione mediante forza gravitazionale utilizzando apparecchi (ne esistono diversi in commercio) che permettono di agganciare un peso al pene in modo da mantenere una sollecitazione costante. Il principio è lo stesso in uso presso talune etnie africane. Mediamente questa tecnica potrebbe far ottenere un allungamento di circa 0,5 cm dopo 6 mesi di utilizzo e potrebbe essere usata come compendio alla chirurgia per potenziarne i risultati (Fischer Santos, 1999).
Ultimi strumenti ideati per mantenere in trazione il pene sono i cosiddetti "Jes Extender"® e "Andro-Penis"® (Figura 1), due apparecchi con meccanismo analogo (disegnati il primo da un danese, il secondo da un tedesco), dotati di due anelli (uno in plastica ed uno in silicone) uniti da due aste metalliche laterali regolabili che permettono di mettere in tensione il pene, regolando la forza della trazione, che per il Andro-Penis può variare dai 600g ai 1500g. L'apparecchio va utilizzato iniziando il carico in modo progressivo e, a regime, va applicato per non meno di 6 ore al giorno (8-10 ore) per un periodo minimo di 3 mesi. I risultati dichiarati (Gomez de Diego, 2001) indicano un incremento in lunghezza tra i 3 ed i 4 cm (0,5 cm/mese) sia in flaccidità che in erezione ed un incremento nella circonferenza di 1 cm in 4-6 mesi circa. L'incremento è riferito direttamente correlato al tempo di utilizzo. Anche questi strumenti possono essere utilizzati insieme alla chirurgia.
Il nostro gruppo sta utilizzando quest'ultima classe di estensori penieni esterni con risultati soddisfacenti sia nella cura del pene piccolo che nel morbo di La Peyronie.
Per quanto riguarda il "pene piccolo", i nostri primi dati su 9 pazienti mostrano un incremento medio della lunghezza peniena stretched di 1,8 cm dopo 4 mesi con un utilizzo medio dello strumento per 6 ore e 30 minuti giornalieri. Gli incrementi maggiori, dai 2,4 cm ai 3,1 cm, si sono ottenuti nei soggetti che utilizzavano il Andro-Penis per più di 6 ore al dì (tra le 7 e _ e le 9 ore). (Colpi et al, 2002a).
Un soggetto che si era precedentemente sottoposto ad intervento di sezione del legamento sospensore (vedi sotto) ha ottenuto un ulteriore incremento in lunghezza di 3,3 cm (da 11 cm dopo chirurgia a 14,3 cm) dopo l'applicazione per 8 ore al giorno per 6 mesi.
Abbiamo utiliz\zato lo stesso apparecchio nel morbo di La Peyronie, ottenendo una riduzione media dell'incurvamento del 40% circa (dai 34,1°±4,9° ai 20,0°±12,2°) dopo 3 mesi di trattamento (Colpi et al, 2001) ed un incremento della lunghezza peniena stretched direttamente proporzionale (p<0,05) al grado di retrazione (Colpi et al, 2002b).
Questi dati documentano l'efficacia della tecnica di stretching peniena, che si pone sempre più come valida alternativa alla chirurgia classica specie in considerazione delle complicanze che questa spesso comporta (vedi sotto).
TECNICHE CHIRURGICHE DI ELONGAZIONE
La terapia chirurgica va riservata ai casi non-endocrinologici o a tutti quei casi di non responsività alla terapia ormonale. Non discuteremo della chirurgia in età pediatrica e di quella atta al cambio del sesso fenotipico nel periodo neonatale, ma solo della tecnica di elongazione peniene in età adulta.
Secondo Wessells si considerano candidati alla terapia chirurgica soggetti che presentano una lunghezza peniena inferiore a 7,5 cm in erezione/stretched e 4 cm in flaccidità (Wessells, 1996b). Le tecniche chirurgiche sono mirate ad ottenere una maggiore prominenza dal pube del pene in flaccidità e/o ad incrementarne il calibro. Per incrementare la lunghezza si può intervenire sezionando il legamento sospensore del pene oppure aspirando il grasso pubico che circonda la base della porzione pendula del pene. I due interventi possono essere fatti in associazione al fine di potenziarne il risultato. Per incrementare la circonferenza si inserisce del materiale, nella maggior parte dei casi tessuto adiposo autologo, nel sottocutaneo del pene.
La sezione sub-totale del legamento sospensore che tiene ancorato il pene al pube è una procedura tecnicamente semplice e scevra da complicanze maggiori. In questo modo è possibile "esteriorizzare"erettiva).
La chirurgia di elongazione presenta varie complicanze e controindicazioni che meritano alcune considerazioni.
La stragrande maggioranza degli interventi, quasi il 100% secondo alcuni, vengono richiesti da soggetti affetti da "pene piccolo" e non da micropene, con aspettative spesso irrealistiche (www.issir.org, 2002), poiché le tecniche chirurgiche descritte non sono in grado di allungare i corpi cavernosi ma solo di renderli "più visibili"anze sia elevato lo testimonia l'elevato numero di cause penali per danno contro i chirurgi estetici americani che si sono dedicati a questo tipo di chirurgia.
In conclusione, in questo tipo patologia resta fondamentale il colloquio con il paziente ed il suo completo inquadramento, tenendo conto che secondo Amar (www.issir.org, 2002) dopo un corretto ed approfondito colloquio solo il 10% delle persone che si rivolgono all'urologo restano convinti di sottoporsi ad interventi di falloplastica.